Nel II secolo d. C., la toilette dei romani si compiva presso il tonsor, persona da cui si facevano radere la barba e acconciare i capelli all'ultima moda dettata dall'imperatore; l'affluenza degli uomini era così alta che la bottega del tonsor diventò un luogo di pettegolezzi, d'informazioni e di maldicenze. Il cliente di turno si sedeva su uno sgabello e il tonsor si metteva all'opera: il taglio era eseguito con forbici di ferro e lasciava molto a desiderare, tanto che molti preferivano l'arricciatura ottenuta con un ferro scaldato sotto la cenere ardente. Era compito del tonsor anche cercare di ringiovanire i clienti più vanitosi, versando sui riccioli tinture e profumi, incollando sul viso dei nèi finti di stoffa per nascondere i difetti della pelle o per ravvivare un colorito troppo pallido. Questo trucco così grossolano non faceva altro che scatenare le satire di Cicerone e di Marziale che dice di un certo Rufo: "La sua chioma lucente empie il teatro di Marcello del suo profumo, mentre di nèi ha sulla fronte una galassia". L'abitudine di affidarsi al tonsor si è affermata gradualmente: i romani, come i greci, avevano portato a lungo la barba; i greci poi se la tagliarono su imitazione o per ordine di Alessandro Magno e i romani fecero la stessa cosa centocinquant'anni dopo; Silla era glabro, Cesare teneva molto a mostrarsi sempre raso di fresco e così fu anche per Augusto. Alla fine del I secolo, radersi la barba per i potenti era diventato un dovere di Stato. Nessuno si radeva da sé; i rasoi erano fragili e di poca durata, si doveva affilarli continuamente e spesso finivano distrutti dalla ruggine. Se a tutto questo aggiungiamo una tecnica grossolana e una semplice spruzzata di acqua sulla pelle come lozione preliminare, possiamo immaginarci quale tortura rappresentasse la rasatura per i romani! I giuristi avevano addirittura previsto delle sanzioni pecuniarie in caso di spiacevoli incidenti. I clienti potevano comunque scegliere tra un trattamento pieno di precauzioni, ma interminabile, o un supplizio rapido ma assai più doloroso; gli sfregi erano così frequenti che Plinio il Vecchio ci ha tramandato una ricetta contro le emorragie, secondo cui bisognava applicare sulle ferite delle tele di ragno bagnate in olio e aceto. All'inizio del II secolo la maggior parte dei romani comincia a mal sopportare la schiavitù del tonsor. Così, quando l'imperatore Adriano si fece crescere la barba, i suoi sudditi e i successori seguirono il suo esempio senza rimpianti.
Autore: Niko76
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