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Transessualismo: non "cura" ma sensibilizzazione
Il transessualismo è un fenomeno sociale che solo negli ultimi anni è stato messo in evidenza da diversi episodi di cronaca, ma che esiste da moltissimi anni e per molto tempo è rimasto un fenomeno da nascondere, allontanare e tenere il più lontano possibile dalla nostra comprensione. Ma chi è una persona transessuale? La definizione recita: una persona che assume comportamenti e sembianze appartenenti al sesso opposto a quello di nascita.
Il o la transessuale, quindi, è una persona che soffre di un disturbo dell'identità di genere dalla nascita o da età più tardive; questo disturbo porta la persona a desiderare e cercare di ottenere le sembianze anatomiche e i comportamenti tipici del sesso opposto. Diversi sono stati i tentativi di "curare" il disturbo, attraverso psicoterapia o attraverso la somministrazione di ormoni del sesso di appartenenza: tentativi fallimentari, anzi deleteri poiché portarono al suicidio molte persone transessuali. I pareri a riguardo sono contrastanti: c'è chi rifiuta la visione del transessualismo come patologia, chi lo considera un disturbo e chi, invece, lo considera una malattia solo per giustificare l'accesso alla mutua per le persone transessuali. Ma, probabilmente, più che di malattia dovremmo parlare di sensibilizzazione, di comprensione e accettazione.
La discriminazione sociale che investe i transessuali (soprattutto uomini rispetto alle donne) nella società e nel mondo lavorativo li identifica quali persone malate verso cui mostrare diffidenza e molte volte disgusto. Le difficoltà di inserimento lavorativo e le difficoltà economiche portano molte persone alla prostituzione per coprire le spese per le operazioni di transizione da un sesso all'altro e vivere.
Tante sono state le iniziative di sensibilizzazione al problema nella nostra società, che cercano di far emergere le caratteristiche di queste persone, le problematiche associate per far meglio comprendere e eliminare lo stigma sociale che le investe.
In Italia la legge 164 del 1982 permette, dopo adeguata terapia ormonale, la richiesta di conversione di sesso al Tribunale ed è lo stesso tribunale che certifica l'effettivo cambio sesso dopo l'operazione ai genitali, concedendo nuovi documenti di identità sui quali risulta l'avvenuta conversione sessuale.