Gialli, polizieschi, noir: negli ultimi anni le librerie sono piene di romanzi di questo genere in cui il protagonista, poliziotto, commissario, giornalista o avvocato che sia, indaga su un delitto e, attraverso una serie di intrecci e scoperte inattese, giunge alla soluzione del caso. Ma perché i gialli hanno tanto successo? Con tutte le storie di cronaca nera che giungono nelle nostre case, perché sentiamo il bisogno di leggerne altre partorite dalla fantasia di uno scrittore, magari con tanto di truci particolari?
In primo luogo, probabilmente, vi è una caratteristica peculiare in questo genere: l'interattività. Nel libro giallo il lettore non è solo spettatore, per quanto partecipe, della storia. Egli vi si immerge e grazie agli indizi che, con lo scorrere delle pagine, l'autore gli fornisce, giunge alla soluzione del caso, o almeno ci prova. Quindi il lettore non assiste alla storia, vi partecipa.
Un'altra caratteristica del giallo, quando il romanzo è di un certo spessore, è quello di scavare nei sentimenti più oscuri dell'animo umano, che appartengono a tutti noi ma che censuriamo perché incompatibili con la convivenza in una società civile. Frustrazione, gelosia, rabbia, sete di vendetta: chi non ha provato questi sentimenti? Osservarli da una posizione distaccata ci consente in qualche modo di placare l'ansia e la paura che provocano nel nostro animo, sia perché scopriamo di non averne l'esclusiva, sia perché ci gratifica pensare che siamo capaci di dominarli.
Un'ultima curiosità: sapete perché si chiamano gialli? Semplice: nelle prime edizioni la copertina gialla li distingueva dai romanzi rosa e neri.
Autore: anto1714