La calvizie androgenetica è la più comune e diffusa forma di calvizie e diradamento possibile: a causarne l'insorgere non è una carenza (ad esempio di cheratina) ma piuttosto in una lenta ma progressiva "miniaturizzazione" e "superficializzazione" dei follicoli.
Pare che qualcosa come diciotto milioni di italiani e circa quattro di italiane siano affetti da calvizie androgenetica ma se presa in tempo è possibile limitarne l'irreversibilità. La cura interessa più campi della medicina e della psicologia: dermatologia, internistica, endocrinologia e appunto psicologia.
Tipicamente l'inizio del fenomeno è individuabile verso i 18 anni (i capelli prendono ad assottigliarsi) ma è verso i 20 anni che i segni cominciano ad essere visibili. Naturalmente non si tratta di regole ferree (è possibile che vi sia una maggiore o minore predisposizione genetica all'alopecia) ma in genere ha inizio in seguito alla pubertà quando ovvero i "livelli sierici di androgeno" tendono ad aumentare.
Anche se le informazioni del pubblico in proposito sono scarse, l'autotrapianto rappresenta oggi la sola tecnica praticabile al fine di ottenere un concreto rinfoltimento.