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Mangia e non pensare....


 
Mangia e non pensare....

Emotional eating, ossia fame emotiva, è quel meccanismo che ci porta a considerare il cibo non come mezzo di sostentamento bensì come mezzo per soddisfare altre esigenze, come sostegno, consolazione o semplicemente un premio. Ci si afferra ad esso come ad un salvagente cercando così di alleviare problemi e colmare vuoti che nulla hanno a che vedere con il senso di vuoto dello stomaco. Questo meccanismo di rifugio nel cibo affligge, se non quasi la totalità delle persone, la stragrande maggioranza. Sono le reazioni a questo istinto che fanno la differenza. Tutti noi possiamo far qualcosa per noi stessi ed in questo caso il primo passo per ovviare al soddisfacimento della fame nervosa consiste nell'esserne consapevoli; una volta realizzato che l'usare il cibo come rifugio fa parte del nostro stile di vita, dobbiamo trovare il modo per non farci trascinare da questo meccanismo. Si può ad esempio tenere un diario dove annotare il nostro stato d'animo quando ci si rivolge verso i cosiddetti cibi junk food (cibi spazzatura, ricchi di grassi e poveri di valori nutrizionali, cioè di bassissima qualità); qual è il motivo che fa scattare la voglia di mangiare anche quando non si ha fame perché magari è trascorso breve tempo dal pranzo o dalla cena? Quindi il trucco è capire il legame tra le proprie emozioni ed il rifugio verso dolci o snack salati, può essere una preoccupazione, una delusione, un'arrabbiatura, qualsiasi cosa che coinvolge la sfera emotiva e che ci fa star male, per cui l'unica immediata risposta emotiva è il soddisfacimento della voglia di cibo che nasce spontanea. Ci si controlla a pranzo, con cibi sani e un limitato numero di calorie, magari siamo in grado di seguire una buona alimentazione anche a cena ma improvvisa come un fulmine a ciel sereno ecco in agguato la fame emotiva che si può manifestare durante la giornata e spesso anche la sera, a seconda delle nostre abitudini, e che deve essere immediatamente soddisfatta. Per vincere la fame emotiva è necessario analizzare e cercare di risolvere il nostro bisogno psicologico, ammettere le nostre debolezze e riuscire a gestirle, separare quindi la nostra sfera emotiva dalla sfera fisica e recuperare un giusto rapporto con il cibo; questo permetterà di spezzare quella catena nella quale spesso ci leghiamo da soli: dispiacere o semplice contrattempo = cibo = aumento del peso = non mi piaccio più = dispiacere.



Autore: aac_user1

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