Il tema pubblico centrale in questo periodo non è tanto il debito italiano e la relativa crisi, bensì il 'come' pagarlo, mentre in rete vengono abbattuti i filtri dei giornali e della tv ponendo prepotentemente il tema: 'non pagarlo in parte o del tutto?'. D'altronde, è stato trasmesso poco o niente dei Paesi che hanno scelto questa via, quali l'Islanda e l'Argentina.
A riguardo, la critica più grande è nei confronti di quelle parti sociali, quali la CGIL o Sbilanciamoci, fautori di contromanovre che non hanno dato il via a questo dibattito, proponendo sempre di pagare questo assurdo debito (il sesto nel mondo come percentuale rispetto al PIL ma il terzo per grandezza).
Tra una diffusa ignoranza del sistema economico attuale e il dilagante opportunismo riformista democratico dei partiti di minoranza, molti soggetti sociali si son preparati ad un autunno di protesta anticipato sperando di accrescersi per l'autunno vero e proprio.
Iniziato con lo Sciopero Generale del 6 settembre, a cui ha aderito anche l'USB (Unione Sindacati di Base), questo 'pre-autunno' ha continuato con l'accampamento in piazza San Giovanni a Roma del Popolo Viola sulla falsa riga degli Indignados spagnoli. E non solo: pare che per il 24 settembre anche Uniti Contro la Crisi abbia chiamato un'assemblea a Roma in preparazione del 15 ottobre (giornata dell'Europa Indignata, chiamata dal movimento spagnolo); in aggiunta, cercando una base sociale molto più larga e più cosciente, per il primo ottobre è stato lanciato l'appello "Dobbiamo fermarli!", tra i quali firmatari spiccano Giorgio Cremaschi (Presidente del Comitato Centrale della FIOM-CGIL).
Tutto ciò viene diviso tra: il qualunquismo di una piattaforma internazionale degli Indignados che lancia il 15 ottobre riscontrando un'ampia partecipazione ma senza proposte; l'opportunismo di una CGIL nazionale e dei partiti di opposizione pronti a rispettare comunque i diktat della BCE; e, infine, nella chiara posizione di "Dobbiamo fermarli!", i cui firmatari si schierano apertamente "contro il governo unico delle banche", ponendo cinque proposte precise (il primo punto è non pagare il debito) come inizio del dibattito sul dopo.
E così dal 6 settembre verso il 15 ottobre l'Italia si prepara a vivere un momento di squilibrio interno e, molti osano dire, di classe. La novità è che non siamo i soli.
Autore: Hank89
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