All'inizio dell'Ottocento iniziò la tradizione di dare un nome agli uragani, precisamente sulla Costa Caraibica. Il nome veniva preso dal santo del giorno in cui si manifestava.
Successivamente, durante la seconda guerra mondiale, i meteorologi in forza sulle coste del Pacifico cominciarono ad utilizzare i nomi delle proprie mogli e fidanzate per identificare i cicloni tropicali.
Fino alla fine degli anni settanta resta in forza questa tradizione di battezzare gli uragani con nomi di donne fino a quando il Centro Nazionale degli Uragani introduce ufficialmente una lista di nomi maschili in alternanza a quelli femminili.
Ad oggi esiste una lista di "uomini terribili" al fianco delle famigerate "donne terribili"! La parità dei sessi è stata estesa anche agli uragani!
Il sistema tuttora utilizzato consiste nell'utilizzo di sei liste di nomi propri (rigorosamente in ordine alfabetico) da utilizzare a rotazione per 6 anni. Gli anni pari sono caratterizzati da "uragani maschili" mentre i dispari hanno per protagonisti gli "uragani femminili".
Alla fine del sesto anno si ritorna al primo elenco e così via a rotazione.
Una curiosità che non tutti sanno è che i nomi degli uragani che hanno particolarmente lasciato il segno (vedi Katrina) vengono eliminati dalla lista e sostituiti con un altro nome con la stessa iniziale.
Indubbiamente l'aspetto più importante del battesimo degli uragani è lo snellimento della comunicazione ad un vasto ed eterogeneo bacino di utenti e la riduzione del rischio di confusione nel caso di uragani multipli contemporanei.
Un uragano è sempre preoccupante, è difficile prevedere quanto sia violento e in quale zona in particolare. Da qui gli esodi, la ricerca di contenere il panico, il tentativo di arginare i danni che potrebbe provocare ma, soprattutto, cercare di non permettergli di mietere vittime.
Riparare i danni è sempre costoso e doloroso ma può avere anche un lato costruttivo sia a livello nazionale che personale. A volte si toglie il vecchio per far posto al nuovo e, se da una parte il nuovo potrebbe essere qualcosa di migliore, il mio pensiero va comunque ai parenti delle persone che non hanno scelto di rimanere incastrati in un appartamento, di venire sommersi da un'onda anomala o di aspettare l'aiuto di un volontario che consegni loro del ghiaccio sintetico per mantenere in fresco le medicine che devono prendere.
L'altra facciata della medaglia invece mostra dei ragazzi sulle vie più famose di New York che aspettano, spero inconsciamente, una violenza che non arriva e delude le loro aspettative di "eroi per un giorno".
Forse ancora adesso non capiscono quanto è stata grande la loro fortuna che avrebbe potuto portarli troppo velocemente sull'altra facciata della loro stessa medaglia, accanto alle persone che al ricordo del passaggio dell'uragano Irene avranno solo un vuoto e non sanno se e quando riusciranno a colmarlo.
Autore: stellamarina
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