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Fra diete ipocaloriche e cibi proibiti: vittime inconsapevoli di un business


 
Fra diete ipocaloriche e cibi proibiti: vittime inconsapevoli di un business

In passato la poca varietà delle risorse disponibili, l'impossibilità a conservare a lungo i cibi e la precarietà della vita in generale (ad esempio epidemie, guerre, carestie) rendevano spesso insufficienti le scorte alimentari, almeno per gran parte della popolazione. I nostri avi non conoscevano problemi come obesità, cellulite, diete dimagranti e non disponevano neanche dell'enorme varietà di alimenti fra cui noi oggi possiamo scegliere. I tempi moderni, se da un lato hanno risolto il problema della fame e della sottonutrizione, dall'altro ne hanno creati di nuovi associando il cibo ad una logica di consumo e di commercio spesso contraddittoria. Basta entrare in un supermercato a abbiamo a nostra immediata disposizione ogni tipologia di cibo crudo, cotto, naturale o industriale, preconfezionato o "bio" che si possa immaginare. Questa vasta offerta alimentare oltre a permetterci di provvedere con facilità al nostro fisiologico bisogno di "nutrimento", allo stesso tempo "crea" nuovi bisogni, nuovi desideri indotti dall'offerta stessa di cibo perennemente sovrabbondante a nostra diretta disposizione e pubblicizzata in continuazione. E' così che imbocchiamo il reparto traboccante di biscotti, merendine e vari irresistibili carboidrati patinati e luccicanti che ci osservano dalle confezioni in bella mostra dallo scaffale e, subito dopo, giriamo l'angolo per ritrovarci nel confortante mondo del "bio", del "light" dello "zero calorie" che altrettanto efficacemente ci attrae promettendo la redenzione delle nostre golose e peccaminose coscienze. Usciamo dal supermarket e troneggia le reclame gigante di una modella dalla bellezza mozzafiato (che Photoshop ha opportunamente messo "in risalto") che addenta ammiccando la copertura di cioccolato di un gelato che avrà l'importo calorico più o meno di un intero pasto e che se noi ci azzardassimo a trangugiare con altrettanta disinvoltura diventeremmo tutt'altro che seducenti. Ma, insomma, vogliamo proprio ridurci a consumatori apatici e schizofrenici alla mercé dell'industria alimentare? Il nostro avo che andava avanti a patate forse avrebbe molto da dire.



Autore: sadharma

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